Dipendenti comunali: nel 2018 ne mancheranno 800

Tante piccole realtà, specie quelle sotto i 3mila abitanti, rischiano il collasso per carenza di personale. L’Anci: “Nel male, è un’occasione per dare alla burocrazia municipale un cambio di marcia”

Ottocento dipendenti in meno. E’ questo, secondo le stime di Anci Fvg, il ‘buco’ con il quale i Comuni del Friuli - Venezia Giulia avranno a che fare tra poco più di un anno. A dare le cifre è Alessandro Fabbro, primo cittadino di Farra d’Isonzo e segretario generale dell’Anci regionale. “Il trend della diminuzione dei dipendenti - spiega Fabbro - è già iniziato alcuni anni fa. Stando a una nostra ricerca, alla quale hanno risposto 109 Comuni sotto i 5mila abitanti, dal 2011 al 2016 sono state perse 100 unità lavorative, cosa che ha imposto ai meno fortunati sforzi e sacrifici per garantire i servizi. Considerando tutti i municipi e i pensionamenti a cui assisteremo nel 2017 e nel 2018, alla fine le unità lavorative in meno saranno circa 800”.
Assunzioni: le difficoltà maggiori in montagna, poco ambita da chi cerca un posto 
Non tutti i municipi, però, ne soffriranno in ugual misura. “E’ chiaro - continua il segretario - che l’effetto sarà maggiore nei più piccoli, ovvero sotto i 5mila abitanti, e in particolar modo in quelli sotto i 3mila. Per chi ha un solo effettivo per un certo settore, la perdita di questa persona può determinare un rischio nell’erogazione del servizio. Altri problemi riguardano chi è rimasto fuori dalle Uti (stando alla norma regionale, chi è entrato può rimpiazzare i pensionamenti al 100%, altrimenti può farlo nella misura del 50%) e le realtà della Montagna che, oltre a spopolarsi, non sono ambite dai lavoratori. Qui rimpiazzare un’uscita è davvero difficile, senza contare i costi necessari per l’indizione di un concorso”.

L’Anci è pronto ad aiutare gli associati. “In tutto questo male - afferma Fabbro - abbiamo l’occasione per fare una seria politica delle assunzioni e Anci è disponibile ad aiutare i Comuni in questa direzione. Anche sulle procedure concorsuali, per esempio quando più municipi vicini si mettono d’accordo per fare un unico bando. Ma l’intenzione è di far entrare soprattutto forze fresche, preparate e motivate, che possano determinare un cambio di marcia nella burocrazia municipale. Insomma, è un’occasione di rinnovamento”.

Alcune realtà - come i municipi dell’Uti delle Valli e delle Dolomiti friulane o Trieste - cominceranno presto a reclutare nuovi effettivi. “La preoccupazione - dice Fabbro - riguarda non Trieste, che ha una forte burocrazia, o quell’Uti, più avanti di altre, ma i medio-piccoli che continuano a non fare concorsi. Per quanto riguarda il personale Uti, queste hanno a disposizione poco personale, in genere arrivato dai Comuni con una ‘partita di giro’, e possono assumere. Ma non tutte le diverse Unioni sono allo stesso livello”.

Come ci può essere una carenza di personale in una regione ai vertice in Italia per il numero rispetto alla popolazione e il costo pro capite dei dipendenti comunali? “Che sia un sistema costose è vero - commenta il segretario - e ciò è dovuto al Comparto unico. Per quanto riguarda il numero (più di metà dei dipendenti lavora nei 5 Comuni più grandi), gli enti locali delle Regioni a Statuto speciale hanno più funzioni rispetto ai municipi delle ordinarie.

Nel nostro caso, l’ipertrofia è dovuto a questo, non al clientelismo. E poi ci sono fattori storici. Da una parte, c’è l’incremento di personale resosi necessario per la ricostruzione post terremoto (la generazione di chi è prossimo alla pensione, ndr), dall’altra va detto che siamo indietro sui servizi intercomunali. In passato, avevamo più soldi a disposizione rispetto alle amministrazioni locali delle Regioni ordinarie e per questo abbiamo offerto più servizi e qualità, ma ciò ha disincentivato le gestioni intercomunali. Ora l’Anci sta lavorando per costruire un sistema che misuri l’adeguatezza delle strutture municipali per poi prendere misure adeguate”.

fonte www.ilfriuli.it

Martedì, 12 Settembre 2017