3 ANNI SENZA GIULIO REGENI

Oltre 100 piazze italiane si sono fermate per ricordare i 3 anni dalla scomparsa di Giulio Regeni avvenuta il 25 gennaio 2016. A Fiumicello, nel suo paese natale, venerdì sera era presente il Presidente della Camera, Fico.

Mattia Pertoldi, Elisa Michellut 

Il coraggio, quello di riuscire a convivere ogni giorno, da tre anni, con un male fino a quel momento sconosciuto. Paola Deffendi, la madre di Giulio Regeni, ha raccontato ieri a Fiumicello - dove si è tenuta la fiaccolata nel paese natale del ricercatore nel terzo anniversario della scomparsa al Cairo, presente il presidente della Camera Roberto Fico - tre anni di attesa, tre lunghi anni di ricerca di quella verità che ancora non arriva. «Tre anni sono tanti - ha detto -. Non avrei mai pensato di riuscire a resistere. Spero che gli anni di attesa non diventino 40, perché se così fosse avrò già 101 anni. Per noi la percezione del tempo è cambiata dopo quello che è accaduto ed è cambiato anche il rapporto tra l'aspetto interiore ed esteriore.

Sono stati tre anni rubati a Giulio, che non ha potuto portare avanti il suo percorso. Il nostro coraggio è convivere ogni giorno, da tre anni, con un male che non conoscevamo». Claudio Regeni, il padre di Giulio, ha ringraziato le istituzioni intervenute e i cittadini. «È dall'inizio, da quando siamo rientrati dal Cairo, che siamo stati accolti da
questa comunità con un abbraccio affettuoso. Se abbiamo fatto qualche progresso e strappato qualche
brandello di verità è grazie ai nostri procuratori, alle squadre d'investigazione e d'indagine.

Dopo tre anni di battaglie e rimpalli di informazioni, alla ricerca di risposte che non arrivano, continueremo il
nostro cammino».Un lungo serpentone giallo, ieri sera, è partito da piazzale Falcone e Borsellino.
Persone di tutte le età sono scese in piazza a fianco di Paola, Claudio e Irene Regeni, che hanno
aperto la Camminata dei diritti, voluta dal Governo dei Giovani e dal Comune, assieme al presidente
della Camera Roberto Fico e a tanti sindaci del territorio. Tra i presenti anche l'avvocato Alessandra
Ballerini, Giuseppe Giulietti, Cristiano Shaurli in rappresentanza del Consiglio regionale, il presidente
della Fnsi, Giuseppe Giulietti, l'onorevole Luigi Manconi, lo scrittore Erri De Luca, gli artisti Pif, Lorenzo
Terranera e il regista Marco Bechis. Commosso l'intervento della sindaca di Fiumicello Villa Vicentina,
Laura Sgubin: «Per me è un onore rappresentare la comunità di Fiumicello Villa Vicentina, che, in
questi tre anni, non ha mai fatto mancare vicinanza e solidarietà, discreta e rispettosa, a mamma
Paola, papà Claudio e Irene».Sgubin ha ringraziato chi ha scelto di testimoniare la propria solidarietà
partecipando alla manifestazione, «in particolare il presidente della Camera Roberto Fico, che, con la
sua presenza, segna in modo tangibile la vicinanza delle istituzioni». Alice Puntin, sindaca del Governo
dei giovani, ha ricordato la figura del giovane ricercatore fiumicellese. «Piazzale Falcone e Borsellino,
le scuole, la sede del Governo dei Giovani e il parco scolastico "Giulio Regeni" - ha detto - sono luoghi
significativi per tutti noi perché ci ricordano la presenza di Giulio. Sono luoghi che ha frequentato, in cui
ha giocato, studiato e posto le basi per il suo cammino, da persona indipendente e attenta agli altri,
sempre con uno sguardo sul mondo».

Alle 19.41, ora in cui Giulio è scomparso, nella piazza centrale di Fiumicello si sono accese centinaia di candele.

E intanto l'Italia combatterà fino alla fine, fino al raggiungimento della verità - processuale e giuridica considerato come quella materiale almeno in via ufficiosa la si è intuita da tempo - sul rapimento, le torture e il brutale assassinio di Giulio Regeni «anche a costo di mettere in discussione i rapporti economici in essere con l'Egitto». Parola, e per molti versi anche promessa, di Roberto Fico. «In questi anni lo Stato italiano - sostiene il presidente della
Camera - ha cercato in tanti modi di arrivare alla verità su Regeni. Purtroppo, però, al momento ci
troviamo di fronte a uno stallo tra la Procura egiziana e quella di Roma che ha iscritto nel registro degli
indagati 5 ufficiali della sicurezza nazionale del Cairo». Perchè, spiega Fico, tutta Italia «sa bene come
la responsabilità di questo delitto sia da ricercarsi all'interno degli apparati dello Stato egiziano». E
«arrivare alla verità» «rappresenta una questione prioritaria del mio mandato. Ne va della dignità dello
Stato italiano e ancora di più lo deve il Paese alla famiglia per tutte le sofferenze che ha patito in questi
tre anni». E dunque «all'Egitto diciamo che vogliamo atti sostanziali, non ce la si può più cavare
dicendo "anche noi vogliamo la verità"».Un pressing che però, finora, ha prodotto ben pochi risultati
concreti se escludiamo i cinque indagati da parte della Procura di Roma con, peraltro, dubbie chance di
estradizione. La sensazione, d'altronde, è che gli interessi in gioco sullo scacchiere mediorientale ed
egiziano in particolare per l'Italia siano tali da non potersi permettere (oppure da non volere) la rottura
delle collaborazioni con il Cairo.La domanda, quindi, è quantomai semplice da porsi, ma dannatamente
difficile da risolvere: l'Italia può permettersi di arrivare a uno strappo vero e proprio con al-Sisi? Per Fico
non ci sono dubbi: «È giusto avere rapporti economici con l'Egitto - conclude la terza carica dello Stato
- nel momento in cui questi portano a un avanzamento sui diritti umani, verso la verità su Regeni e
l'inizio del processo. Ma quando ci si trova di fronte a uno stallo perenne, allora vanno rivisti anche gli
investimenti economici».

(Il Messaggero Veneto)

Sabato, 26 Gennaio 2019 - Ultima modifica: Lunedì, 28 Gennaio 2019