Passano all’unanimità due pareri italiani

Il plenum del Cdr chiede più protagonismo dei territori

BRUXELLES – Il plenum del Comitato delle Regioni ha recepito all’unanimità due pareri prodotti dalla delegazione italiana, sul clima e sulle catastrofi transfrontaliere, e ha licenziato la risoluzione che chiede al nuovo Parlamento e alla nuova Commissione europea una visione delle politiche europee che dia più protagonismo a Comuni e Regioni dei Paesi membri. La 135sima plenaria, che ha riunito come da tradizione i delegati degli 80mila enti locali e delle 280 regioni dell’Unione europea, si è aperta nella giornata di ieri 26 giugno con un documento, votato all’unanimità, che per il CdR sarà centrale nel dialogo con le rinnovate istituzioni comunitarie.

La risoluzione tocca tutti i punti centrali di cui si occupano i poteri locali, dal rafforzamento delle azioni di coesione economica, sociale e territoriale alla riforma della governance che secondo il Cdr deve portare ad un migliore e più efficace modo di legiferare. Altro punti centrale della risoluzione riguarda il confronto con l’Ue. Il Cdr ha infatti chiesto un “riscontro sistematico” sull’attuazione delle politiche comunitarie che coinvolga di più Comuni e Regioni e non solo in maniera meramente consultiva.
Ed è su questo punto che la delegazione italiana intende spingere nei prossimi mesi affinché si passi da una istituzione che fa pareri ad una istituzione che partecipi ai processi decisionali attraverso il meccanismo delle co-decisioni o dei pareri vincolanti in alcune specifiche tematiche.

Tramite la risoluzione, inoltre, il Cdr chiedeRà a Commissione e Parlamento Ue di concludere i negoziati sui nuovi regolamenti per la politica di coesione 2021-2027, avviare l’Agenda urbana  e l’Agenda per le zone rurali dell’UE che sia politicamente vincolante per gli stati membri. E ancora, rilanciare gli asset della sostenibilità, della difesa dell’ambiente e di politiche energetiche attente al clima. Sul versante immigrazione il CdR ribadisce la necessità di un sistema comune di asilo, puntando al contempo su un rafforzamento della comunicazione verso i benefici che potrebbero  arrivare da un sistema di accoglienza efficace e diffuso sul tutto il territorio del Continente.

A riassumere le posizioni della delegazione italiana al termine della prima giornata di plenaria è stato il capo della delegazione italiana e presidente dei Consiglio nazionale Anci, Enzo Bianco che in una intervista a margine a  ha rimarcato come “una delle grandi questioni da affrontare e superare è far sentire l’Europa più vicina ai cittadini e per farlo non bisogna lasciare tutte le decisioni in mano ai governi e agli stati nazionali o al Parlamento europeo”.

La seconda e conclusiva giornata è stata dedicata ai due pareri a firma italiana, illustrati dal presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano e dal presidente dei Consiglio della Regione Veneto, Roberto Ciambetti.
“Il fatto che il Comitato delle Regioni, a differenza del Parlamento europeo, sia stato in grado di adottare all’unanimità le linee guida sulla neutralità climatica, è un risultato straordinario e dimostra che le città e le Regioni d’Europa sono forse più avanti dei governi nazionali”, ha detto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, a margine del voto. “Un parere – ha aggiunto – che ha come pilastro l’approccio dal basso, per cui le decisioni devono essere prese per primo dalle comunità che subiscono l’impatto dei cambiamenti climatici o delle nuove tecnologie o del non rinnovo delle tecnologie più obsolete”.

Il parere di Roberto Ciambetti, passato all’unanimità, intende uniformare interventi e procedure in caso di catastrofi naturali che interessano i territori transfrontalieri dell’Unione europea. Inoltre il parere punta forte sulla prevenzione, al fine di limitare quanto più possibile danni e disagi di popolazioni spesso collocate in zone geomorfologicamente complicate. “Carenze di dialogo tra gli Stati – ha spiegato Ciambetti a margine della presentazione del parerec – con l’uso di acronimi spesso diversi che ritardi negli interventi. Quindi occorrono banche dati che possano far parlare assieme Comuni, Regioni e Stati affinché nei momenti di emergenza tutti possano essere in grado di affrontare meglio i rischi”. 

Giovedì, 27 Giugno 2019 - Ultima modifica: Lunedì, 01 Luglio 2019